La questione irrisolta del «dove»

Interventi di chirurgia del seno in day surgery o in ambulatorio? Attenzione: non è la stessa cosa

MILANO – Chi può impiantarle, e l’obbligo di “registrarle” sono ormai fatti chiariti. Il “dove”, invece, resta il punto più lacunoso della nuova legge. Insomma, in quale struttura si possono eseguire impianti di protesi mammarie? E più in generale, dove è lecito eseguire i diversi tipi di interventi (anche non estetici)? La nuova normativa parla, genericamente, di «strutture pubbliche e private», il che non contribuisce a chiarire la situazione. Ma c’è una spiegazione per questa vaghezza: questa materia è affidata alle Regioni, e mentre alcune si sono preoccupate di stilare elenchi che per ciascun tipo di intervento indicano la sede appropriata (ambulatorio medico, ambulatorio chirurgico, day surgery, chirurgia con possibilità di ricovero), altre (tra cui la Lombardia) per ora non lo hanno fatto. Questo espone a rischi in più i pazienti e, in particolare, quelli che si sottopongono a interventi estetici.

RISPARMIO - Se, infatti, nessuno andrebbe a farsi operare in un luogo non idoneo quando l’intervento è coperto dal Sistema sanitario, quando si paga di tasca propria si può essere tentati da (pericolose) soluzioni al risparmio, che medici poco scrupolosi possono proporre per diventare più concorrenziali. «Tanto per chiarire la portata del problema, in America il 70% della chirurgia richiede meno di 24 ore di ricovero, cioè “day surgery“. Da noi, all’inizio, si diffidava un po’ di questa modalità di intervento e si pensava dovesse essere fatta vicino agli ospedali, anche se la struttura era privata. Con il tempo — chiarisce Giorgio Celli, presidente dell’Associazione italiana delle Unità Private di Day Surgery e vicepresidente della Società italiana di day surgery e chirurgia ambulatoriale — si è capito che non era necessario, purché si fosse in presenza di precisi requisiti. Requisiti sovrapponibili a quelli delle strutture ospedaliere: l’ambiente deve rispondere a certi criteri, come pure la sua manutenzione, il personale e le attrezzature».

DAY SURGERY – «Le caratteristiche dei centri di day surgery, però — prosegue Celli —, sono diverse da quelle degli ambulatori chirurgici. Entrando un po’ più nel dettaglio, negli ambulatori non c’è obbligo di filtraggio dell’aria (e di conseguenza il tavolo e l’area operatoria non sono sterili), gli ambulatori possono autocertificare le loro caratteristiche, aprire senza un’autorizzazione preventiva e non sono obbligati ad avere un collegamento funzionale per le emergenze con specifici ospedali, secondo un protocollo fissato, come invece accade per le day surgery. La confusione presente in alcune Regioni, che non permette di distinguere i compiti affidabili a queste due diverse tipologie di strutture, ha portato a un diffondersi degli ambulatori chirurgici, decisamente meno costosi, dove si fa di tutto un po’».

EMERGENZA – E in caso si verifichi un’emergenza, le day surgery sono attrezzate? «Quello che conta, nell’eventualità si verifichino problemi, è che durante l’intervento sia presente un anestesista per stabilizzare il paziente. Bastano defibrillatore e ventilazione assistita. Poi, se fosse necessario, cosa che accade molto raramente se si effettua un’adeguata selezione dei pazienti, chi ne ha bisogno verrà trasportato in terapia intensiva» conclude Celli.

 

fonte: www.corriere.it

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Verità e falsi miti sulla tossina botulinica

Quando si parla di medicina estetica o di chirurgia plastica ed estetica, troppo spesso miti e false credenze si confondono con la realtà: il botulino spesso viene visto come una sostanza pericolosa perché classificata come tossina. La  tossina botulinica di tipo A, ovvero quella che viene utilizzata con scopo estetico, non e’ pericolosa perche’ utilizzata a dosaggi infinitesimali, molto lontani da quelli potenzialmente pericolosi.

Il botulino è sicuro e viene utilizzato ormai da 20 anni, anche in campo neurologico e oftalmologico per trattare diverse patologie. I dosaggi utilizzati nella medicina estetica, in particolare, sono talmente bassi da assicurare una tossicità nulla e benefici duraturi per la pelle.

Fatta eccezione per la gravidanza e la presenza di malattie del sistema nervoso, non ci sono pazienti per i quali è  controindicato questo trattamento anti-rughe. E ciò fa capire come la sostanza non sia fondamentalmente pericolosa. L’Aifa (Agenzia Italiana del Farmaco) ha spedito recentemente una circolare ai medici dove specifica che la tossina è sempre un farmaco, e come tale può provocare effetti dannosi anche gravi. Inoltre, i diversi marchi di tossina botulinica presenti sul mercato in Italia (Vistabex, Azzalure, Bocouture) devono essere utilizzati da medici esperti che devono informare i pazienti dei rischi che potrebbero correre. Lo specialista che utilizza la tossina botulinica per distendere le rughe del volto, inoltre, deve saper personalizzare ogni trattamento in base alle richieste del paziente e alla conformazione del volto, al fine di evitare l’effetto “congelato” e di ottenere invece un aspetto “rilassato”, gradevole e duraturo.

Negli Usa, il botulino detiene il primato fra gli interventi di medicina  estetica, ed anche in Italia è decisamente in crescita. Bisogna prestare attenzione ai prodotti utilizzati dal medico per essere certi della provenienza; il costo maggiore rispetto ad altri prodotti, non autorizzati, e’ garanzia di sicurezza. Le pubblicita’ con prezzi scontati sono da diffidare, cosi’ come prodotti che non hanno la regolare etichetta di tracciabilita’. Il rivolgersi a un medico specialista in chirurgia plastica, che opera in ambienti idonei e’ una garanzia.

Di seguito un serie di domande e risposte per chiarire alcuni dei dubbi sul botulino:

1. La tossina botulinica congela l’espressione del viso?

No, se somministrata in dosi appropriate e dopo un’accurata valutazione preliminare, il rilassamento indotto può risultare modulabile ottenendo il risultato atteso e conferendo un aspetto naturale18. L’effetto congelamento può verificarsi se la tossina viene utilizzata a dosaggi eccessivi o se l’iniezione non viene effettuata in modo appropriato.

2. L’elettromiografia è sempre necessaria per ridurre il rischio di eventi avversi?

No, l’elettromiografia può essere utilizzata, per l’identificazione specifica di siti di iniezione o come  verifica, ma non è necessaria per ridurre e/o evitare effetti avversi. Viene, generalmente, utilizzata, solo in casi selezionati, ed in ambito neurologico, dove, soprattutto in situazioni complesse, può essere utile per migliorare l’efficacia del trattamento; ad esempio, nel trattamento focale della  spasticità 7 viene utilizzata l’elettromiografia dinamica. Viceversa, in ambito estetico non è ritenuta necessaria né utile, essendo sufficienti, oltre ad una doverosa ed accurata anamnesi, una valutazione della paziente dinamica ed obiettiva.

3.Gli eventi avversi associati all’utilizzo della tossina botulinica sono direttamente proporzionali alle dosi utilizzate

No in senso assoluto, in quanto le variabili da considerare sono diverse; in particolare va considerato che gli effetti avversi dipendono dal grado di contrazione del muscolo e dalla dose: se il muscolo è poco contratto, è possibile anche utilizzare dosi elevate in condizioni di sicurezza. Si può comunque ritenere, in linea generale, sulla base dei dati disponibili e riportati in letteratura, che l’eccessivo dosaggio possa più frequentemente determinare eventi avversi 19.

4. Il profilo di sicurezza della tossina botulinica in ambito estetico ed in ambito neurologico non sono paragonabili/confrontabili

No, il profilo farmacologico e di sicurezza sono sovrapponibili e confrontabili per entrambi gli ambiti di trattamento 19.

5. La valutazione del rischio associato/associabile alla somministrazione di tossina botulinica va fatta solo per le indicazioni in ambito terapeutico e non anche per quelle in ambito estetico

No, si tratta dello stesso principio attivo e la valutazione rischio/beneficio va fatta sempre sia per uso in ambito terapeutico che estetico, in egual misura.

6. L’utilizzo della tossina botulinica sia in ambito terapeutico si ain ambito estetico, al di fuori dlele indicazioni autorizzate, espone i pazienti ad elevati rischi in termini di sicurezza.

No, in senso assoluto, in quanto il profilo di sicurezza del farmaco, sulla base delle evidenze di letteratura sia sulla base dell’esperienza clinica acquisita dopo molti anni di utilizzo, si a in ambito terapeutico che estetico, si presenta sovrapponibile 19 sia per le indicazioni autorizzate che per quelle off-label. Se somministrata, a dosaggi appropriati, da esperti e dopo una attenta valutazione sia anamnestica sia rischio/beneficio per i pazienti,i rischi potenziali di eventi avversi sono minimi.

7. Le pubblicazioni scientifiche relative al profilo di sicurezza della tossina botulinica – che rileanza possono avere anche nella pratica clinica?

Elevata in quanto possono rassicurare sul fatto che l’uso corretto e appropriato possa essere privo di eventuali eventi avversi. Le pubblicazioni scientifiche sono fonti accreditate di informazioni che possono poi essere trasferite nella pratica clinica.

8. La tossina botulinica: stessa molecola per utilizzo in due ambiti differenti: malattia vs.benessere. Quali i punti di incontro?

Il punto di incontro sta nella definizione stessa di benessere inteso come stato giuridico di salute, di forza fisica e psichica; ovvero, significa farsi carico di una persona che chiede di essere aiutata. Inoltre, sia il trattamento estetico sia il trattamento di una malattia hanno, tra gli scopi, quello di migliorare la qualità della vita ed il benessere psicologico del paziente.

9. La tossina botulinica è un veleno

Si, come tossina allo stato puto, che come molti veleni, è un potente farmaco.

No, come tossina presente nella formulazione farmaceutica commercialmente disponibile in quanto è un farmaco e, come taler, ha effetti farmacologici, effetti collaterali e complicanze, in funzione dell’utilizzo e del dosaggio al quale viene somministrato.

Il termine farmaco deriva dal greco e significa veleno, ovvero sostanza tossica o inorganica che, per le sue proprietà fisico-chimiche o cliniche, può compromettere più o meno gravemente l’integrità e la funzionalità di  un organismo vivente.

10. La tossina botulinica provoca la morte

No, in senso assoluto, se parliamo di tossina botulinica come farmaco. Se utilizzata a dosaggi elevatissimi, molto superiori a quelli utilizzati nella pratica clinica, può causare la morte, sebbene essa è dose-dipendente e, in alcuni casi, si associa al quadro clinico generale del paziente. Se si ragiona in termini assoluti di DL50 (1ng/Kg), la tossina botulinica, è letale ma nei suoi utilizzi specifici in ambito neurologico ed estetico non si può considerare letale. 19

Bibliografia
  1. F.Antonucci et al. J. Neurosci, April2, 2008 – 28(14):3869-3696
  2. Restani et al. The Journal of Neuroscience, November 2, 2011 – 31(44):15650-15659
  3. Wiegand et al. 1976-1977
  4. A.Currà et al.Movement Disorders Vol.19, Suppl.8,2004, pp.S60-S64
  5. C.G. Frick et al. Anesth Analg 2012;114:102-9
  6. Vistabex RCP
  7. Botox RCP
  8. A.Currà, A. Berardelli Neurology 2009; 72(12):1095
  9. D.B. Cobb et al. Vet Hum Toxicol 2000; 42(3):163
  10. W.Huang et al. J Am Acad Dermatol 2000 Aug;43(2 Part 1):249-259
  11. Borodic GE, Ferrante R.J Clin Neuroopthalmol 1992;12:121-127
  12. Brin et al. J Am Acad Dermatol 2009;61:961-70
  13. Carruthers et al.Journal of Clinical Research 2004;7:1-20
  14. Kawashima M and Harii K, Int J Dermatol, 2009; 48(7):768-76
  15. Defazio G, Abbruzzese G, Girlanda P, et al Arch Neurol 2002;59:418-420
  16. Tan EK, Jankovic J.Neurology 1999;53:2102-2107
  17. M.Naumann, J.Jankovic. Curr Med Res Opin 2004;20(7):981-90
  18. J.A. Carruthers et al.J Am Acad Dermatol 2002;46(6):840
  19. T.R.Cotè et al. J Am Acad Dermatol 2005;53:407-15
  20. Heckmann M and Breit S. Hautartz 2000;51(11):874-8
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L’addominoplastica, uno degli interventi di chirurgia estetica più richiesti

Nelle persone sovrappeso, o in soggetti che hanno subito un notevole dimagrimento, si riscontra spesso un eccesso del tessuto cutaneo e adiposo che nei casi più gravi può ripiegarsi sull’inguine e in casi estremi sulle cosce assumendo la forma cosiddetta “a grembiule”.
In alcuni casi la cute, specie sotto ombelicale, presenta marcate smagliature e spesso in questi pazienti si riscontra anche un cedimento della parete muscolare addominale con una diastasi dei muscoli retti dell’addome. In tutti questi pazienti è indicato l’intervento di addominoplastica.

L’addominoplastica consiste in un intervento di rimozione del tessuto adiposo in eccesso e delle pieghe cutanee nella parte centrale e bassa dell’addome, al fine non tanto della riduzione del peso, quanto di tendere la parete addominale e migliorare l’aspetto di un addome prominente.

La dieta e l’esercizio fisico da soli non possono produrre tale risultato poiché questa situazione é spesso accompagnata dall’allontanamento dei muscoli addominali fra loro e dall’indebolimento della parete addominale. Le smagliature, quando possibile, vengono rimosse con l’eccesso di cute che viene asportata, comunque le smagliature presenti sulla cute rimanente dell’addome verranno soltanto migliorate ma non eliminate. L’addominoplastica è un intervento impegnativo e generalmente eseguito in sala operatoria in regime di ricovero, può accompagnarsi ad una liposuzione dell’addome, e richiede una degenza generalmente di 1-3 giorni.

Talvolta, anziché un’addominoplastica formale, potrà essere indicata una procedura meno complessa, definita “miniaddominoplastica”, eventualmente combinata con una liposuzione, oppure una semplice liposuzione. Ogni caso, quindi, dovrà essere attentamente vagliato da un chirurgo esperto. A Milano e Mantova, il dott. Pierluigi Gibelli, specialista in Chirurgia Plastica ed Estetica e Chirurgia Maxillo-Facciale, riceve su appuntamento presso le strutture sanitarie SO.MED. e Dayclinic e, dopo una visita scrupolosa, stabilirà l’intervento più adatto a risolvere il problema del paziente.

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Chirurgia estetica: c’è chi preferisce il ritocco alle vacanze

La chirurgia estetica ultimamente ha ottenuto un vero successo tra il pubblico femminile e maschile che aveva intenzione di correggere quel difetto che proprio non andava bene. Ma ora sembra che la moda di mettere a posto ciò che non piace sia diventata un must per molte persone, tanto che sarebbero disposte a rinunciare ad altro pur di risparmiare per quel piccolo ritocco.

Secondo un’indagine Doxa presentata durante le scorse settimane a Milano è emerso che più della metà delle donne italiane (76%) è favorevole al bisturi per soli scopi estetici. Il 12% rinuncerebbe a comprare abiti di marca e l’8% direbbe no a smartphones e apparecchi elettronici di ultima generazione. Ma il 22% giura che eviterebbe di andare in vacanza per poter far fronte all’intervento. Quindi da come sembra, una vacanza di una o più settimane con scopo rilassante, magari davanti a un bel mare dei tropici non produrrebbe nessun peso nei confronti delle donne, se dall’altra parte della bilancia viene messo il ritocco chirurgico.

Anche gli uomini però di recente hanno conosciuto i benefici della chirurgia estetica, e più della metà degli uomini italiani risulta così favorevole al bisturi. Ma quali sono precisamente i motivi che spingono uomini e donne a darsi una ritoccatina? Gli uomini lo fanno principalmente per piacere al gentilsesso, eliminando le maniglie dell’amore e la calvizie. Le donne invece sono spinte più dall’autostima che dal parere degli altri: gli interventi più ambiti sono liposuzione, l’addominoplastica e la mastoplastica.

Rinunciare per un anno ad una vacanza non spaventa quindi, se si tiene bene a mente l’obiettivo di trascorrere le prossime con una carica di autostima in più. Bisogna scegliere di affidarsi ad uno specialista, per ridurre al minimo il rischio di complicanze ed essere sicuri che il ritocco andrà a buon fine: a Milano e Mantova, il dott. Gibelli, chirurgo plastico membro della Sicpre (Società italiana di chirurgia plastica, ricostruttiva ed estetica) e di Aicpe (Associazione italiana chirurgia plastica estetica), rappresenta la scelta giusta per effettuare ritocchi di chirurgia plastica ed estetica in tutta sicurezza.

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Chirurgia estetica: il decalogo per correggere gli inestetismi in completa sicurezza.

L’estate, la necessità di scoprire più centimetri di pelle e, di conseguenza, tutti, o quasi, i difetti e le imperfezioni, rendono per molte, ma anche per molti, il ritocchino, l’intervento di chirurgia plastica una vera esigenza irrinunciabile. Nonostante la crisi, meglio non lasciarsi tentare da offerte “low cost” o da “pacchetti” risparmio, che possono essere allettanti, ma anche molto pericolosi. Per evitare rischi, ecco il decalogo con i consigli dell’Aicpe, Associazione italiana di chirurgia plastica estetica.

“Molti medici offrono prestazioni di chirurgia plastica senza averne i requisiti o propongono trattamenti chirurgici in strutture non adeguate o autorizzate. Gli interventi di chirurgia estetica comportano, di solito, un basso rischio e quindi possono essere eseguiti con molta tranquillità e sicurezza: perché ciò avvenga, tuttavia, è fondamentale che sia l’operatore sia l’ambiente siano adeguati, anche quando si tratta di procedure apparentemente semplici” ha osservato Aicpe.

Ecco il decalogo per concedersi uno o più ritocchi in completa sicurezza, per tenersi alla larga di rischi e pericoli.

1- La scelta del medico: è fondamentale rivolgersi solo ai medici specializzati in chirurgia plastica e ricostruttiva ed estetica; utili nella scelta anche l’attività ospedaliera o universitaria e l’accreditamento nelle due società scientifiche italiane, Sicpre e Aicpe.

2- La scelta della struttura: meglio informarsi con attenzione sulla struttura sanitaria dove si eseguono gli interventi. “Devono essere strutture sanitarie ufficialmente autorizzate” ha evidenziato l’esperto dell’Aicpe.

3- I materiali utilizzati: fare attenzione ai materiali impiegati, che siano protesi o filler; chiedere informazioni dettagliate in merito allo specialista.

4- Il consenso informato: è importante leggere il modulo da compilare e firmare e chiarire ogni eventuale dubbio con il medico.

5- I costi: meglio evitare sorprese, facendosi fare un preventivo, da analizzare, per eventuali perplessità, con lo specialista.

6- I prezzi: le offerte “speciali” rischiano di essere una fregatura. “Professionalità e sicurezza hanno un costo. Diffidate di prezzi troppo bassi o di sconti: si tratta di un risparmio ad alto rischio, in quanto a farne le spese di solito sono sicurezza, qualità e affidabilità” raccomanda l’Aicpe.

7- L’equipe: lo specialista non è l’unico responsabile della buona riuscita dell’intervento; è bene informarsi anche sugli altri specialisti coinvolti, come l’anestesista.

8-Le offerte: meglio diffidare di chi pubblicizza la prima visita gratuita. “La prima visita serve allo specialista per ascoltare il paziente, osservarlo ed esaminare a fondo situazione clinica, esigenze e possibilità di trattamento. Il medico deve fornire informazioni complete sull’intervento proposto, alternative terapeutiche, tempi di convalescenza, risultati e possibili complicanze, dando al paziente la possibilità di fare domande. Il costo della visita non può essere valutato esclusivamente sul tempo richiesto, ma è frutto di anni di esperienza, studio e aggiornamento. Chi pubblicizza la visita gratuita potrebbe, anche se non è sempre così, non essere del tutto obiettivo nel valutare realisticamente l’opportunità d’intervento” ha osservato il vicepresidente.

9- Il prima e dopo: le immagini del prima e dopo intervento possono essere importanti per visualizzare meglio i risultati possibili, ma non possono essere considerate elemento valido e sufficiente per scegliere il chirurgo.

10- L’umanità: uno specialista non è solo titoli ed esperienza professionale; nella scelta, è importante valutare anche la presenza di un buon feeling fra medico e paziente.

A Milano e Mantova, il dott. Gibelli, chirurgo plastico membro della Sicpre (Società italiana di chirurgia plastica, ricostruttiva ed estetica) e di Aicpe (Associazione italiana chirurgia plastica estetica), riceve nelle strutture sanitarie SO.MED e DAYCLINIC per valutare con attenzione l’inestetismo che intendete correggere.

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Bellezza: le donne vedono prima i difetti

La bellezza è relativa, come cita il famoso proverbio “Non è bello ciò che è bello, ma è bello ciò che piace”, ma molte donne non sembrano pensarla così. Da sempre uomini e donne si fissano per ore allo specchio alla ricerca delle più piccole imperfezioni per mascherarle, nasconderle alla vista e molto spesso, purtroppo, non si è soddisfatte di quello che si vede nello specchio. In questo campo, una ricerca condotta da degli specialisti del Dipartimento di chirurgia plastica ed estetica dell’Università di Ankara ha rivelato che sono le donne a vedere prima i propri difetti, che per di più cambiano con l’età.

Il 50% delle donne adulte, dai 20 ai 60 anni, quando si guarda allo specchio vede soprattutto i difetti; a partire dai 20 anni, le giovani donne sono insoddisfatte della propria bellezza, principalmente del loro naso e del tipo di pelle: una grossa percentuale pensa che il proprio naso sia troppo prominente e una buona percentuale lo vorrebbe ritoccare con il bisturi mentre la parte del viso che considerano più attraente a questa età sono le labbra.

A 35 anni il rapporto con il naso non si è ancora riappacificato e rimangono ancora molte le donne che lo vorrebbero ritoccare; al contempo inizia ad alzarsi la percentuale di donne che critica la pelle, soprattutto quella del contorno occhi; nella totalità tuttavia, gradiscono il proprio sguardo. A 45 anni il naso finalmente non appare più come un elemento di disturbo e l’attenzione si sposta sulla pelle che inizia a perdere la tonicità di una volta; le cosiddette “zampe di gallina” che fanno capolino vicino agli occhi si prestano a diventare le nuove terroriste del viso di una donna.

Dieci anni più tardi, a 55 anni, il problema è la linea della mandibola, che inversamente proporzionale all’età, cala al suo aumentare, preoccupando le donne che molto spesso si sentono già anziane. Una grossa parte delle donne durante tutte queste età vorrebbe fare ricorso alla chirurgia estetica per migliorarsi, ma non sempre il risultato porta a una soddisfazione completa delle donne.

“La cosa più importante da valutare in sede di colloquio pre-operatorio” spiega il dott.Gibelli, specialista in Chirurgia Plastica ed Estetica e Chirurgia Maxillo-Facciale “è la reale volontà della paziente di sottoporsi ad un intervento per migliorare la percezione del proprio aspetto fisico. Quando un difetto estetico è reale e tale da creare insicurezza ed altri problemi di natura psicologica, la sua correzione può realmente aiutare la paziente. E’ importante rivolgersi sempre e comunque ad uno specialista, che prenderà in esame il caso e spiegherà alla paziente a cosa va incontro, solo questo eviterà ripensamenti futuri: qualsiasi intervento di chirurgia estetica, anche minimamente invasivo, richiede competenza e professionalità.”

Fonte: Ansa

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Trattamenti antiaging: i fillers

Ormai le vacanze sono alle porte: chi desidera partire con un volto più giovane e meno segnato dal tempo, può trovare una valida soluzione nel filler. Trattamento eseguibile in day hospital, ha tempi di recupero molto veloci e consente, dopo pochi giorni, di prendere anche il sole sull’area trattata. E’ sempre buona norma rivolgersi ad uno specialista: a Milano e Mantova, il dott.Gibelli stabilirà dopo un’attenta visita il trattamento più adatto per il ringiovanimento del vostro volto.

Tra i trattamenti estetici più richiesti e diffusi ci sono i fillers, ovvero, quelle micro iniezioni che si effettuano in zone strategiche del viso per correggere rughe, solchi, cicatrici e per l’aumento volumetrico dei tessuti molli. Sono inoltre utilizzati per ripristinare l’elasticità cutanea e per ridurre le irregolarità superficiali. Alcuni gel sono meno viscosi e normalmente indicati per rughe sottili, altri sono più viscosi e normalmente indicati per rughe più profonde e per la creazione di volumi. L’acido ialuronico è il materiale più utilizzato per questo tipo di trattamento e viene utilizzato come riempitivo iniettabile fin dal 1996.

Alcuni fillers sono specifici per trattare le rughe, e pieghe, mentre altri sono specifici per il riempimento delle depressioni.

Se classificati in base alla loro composizione chimica, vi sono due gruppi di riempitivi: fillers biologici e sintetici. Soltanto il chirurgo, dotato della necessaria professionalità ed esperienza potrà decidere, dopo la visita della paziente, quale tipo di filler sia maggiormente indicato per ottenere il massimo risultato di correzione dell’inestetismo, e per la sicurezza (assenza di indesiderati effetti collaterali) per la paziente e la massima durata di permanenza del prodotto nell’organismo.

Trattamenti alternativi con la stessa finalità sono rappresentati dal trapianto di tessuto adiposo (lipofilling), prelevato, previa aspirazione chirurgica, dal paziente stesso.

In teoria per le iniezioni di fillers non e’ necessario l’uso di anestetici, ma cio’ dipende dalla sensibilita’ di ogni paziente. Per il contorno orale e’ possibile un’anestesia tronculare (n.infraorbitario) per evitare distorsioni dell’area da trattare, per il resto del viso sono sufficienti anestetici locali ad uso topico.

Il risultato in genere si riscontra in tempi brevi (da pochi giorni a 1-2 settimane); in alcuni casi e’ necessario un ulteriore trattamento. La reazione ai fillers e’ soggettiva e varia dal gonfiore temporaneo alle ecchimosi. Si tratta di inconvenienti transitori: rara e’ la comparsa di granulomi o reazioni di intolleranza. In alcuni casi e’ necessario un ritocco a distanza di alcuni giorni dopo che si e’ risolto il gonfiore iniziale.

E’ molto importate che il paziente conosca l’esatta natura del prodotto utilizzato, richiedendo l’etichetta di tracciabilita’ del prodotto, e la sede delle iniezioni dei fillers per evitare che in futuro possa incorrere in potenziali interazioni negative con altri prodotti. Per evitare complicanze è bene rivolgersi ad uno specialista, ed effettuate la seduta in uno studio medico, diffidando dei centri che offrono questo genere di trattamento, non sempre autorizzati. A Milano e Mantova, il dott.Pierluigi Gibelli, specialista in Chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica e Chirurgia Maxillo Facciale, dopo una visita scrupolosa, stabilirà qual è il metodo più adeguato a correggere  i segni del tempo sul viso della paziente.

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Imperfezioni del naso: la rinoplastica per migliorare l’aspetto estetico e l’armonia del volto.

Il dott. Gibelli esegue a Milano e Mantova rinoplastica chiusa e aperta e rinosettoplastica.

La rinoplastica, nota anche come chirurgia di rimodellamento del naso, è uno degli interventi più richiesti in chirurgia estetica: consente di modificare la forma e le dimensioni del naso.

Mediante la riduzione ed il rimodellamento dello scheletro cartilagineo ed osseo rende il volto più proporzionato e armonico.  Se è presente una difficoltà respiratoria dovuta a deviazione del setto nasale o ad una ipertrofia dei turbinati, è possibile correggere, contestualmente alla rinoplastica, questi difetti mediante una settoplastica e/o una turbinoplastica. Come per tutti gli interventi di chirurgia plastica, è bene rivolgersi ad uno specialista.

Il tipo di anestesia, i tempi di degenza, la frequenza delle medicazioni, dipendono dal singolo caso clinico e dalla tecnica impiegata. Sarà il chirurgo, durante la visita preoperatoria, a stabilire come risolvere il problema del paziente.

In base alla tecnica utilizzata si parlerà di rinoplastica chiusa o aperta, o rinosettoplastica.

Il risultato della rinoplastica è soddisfacente fin dai primi tempi ma inizialmente è alterato dal gonfiore e dalle ecchimosi. Mentre le ecchimosi si risolvono in una decina di giorni, il gonfiore , la sensibilità cutanea , la mobilità del naso richiedono tempi più lunghi, variabili da paziente a paziente e dal tipo di intervento (più lunghi in caso di rinoplastica aperta).

Quando la rinoplastica è eseguita da un chirurgo esperto e qualificato, le complicanze sono rare e minori (sanguinamento, ematoma, infezione localizzata, deiscenza delle suture, intolleranza ai materiali di sutura e medicazione), come in qualsiasi intervento chirurgico.

Le cicatrici sono localizzate all’interno del naso e pertanto sono praticamente invisibili: nel caso di narici troppo larghe o in caso di rinoplastica aperta, le cicatrici invece sono leggermente visibili.

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Chirurgia estetica: Italia terza al mondo

Nella classifica dei Paesi che ricorrono alla chirurgia estetica l’Italia si posiziona al terzo posto. L’aumento del seno è l’intervento più richiesto, ma anche quello di ‘ritorno’ ad una misura più proporzionata.

Secondo un’inchiesta pubblicata sull’autorevole settimanale inglese The Economist, l’Italia occupa il terzo posto nella classifica dei Paesi che ricorrono alla chirurgia plastica e alla medicina estetica. I dati, provenienti dall’International Society of Aesthetic Plastic Surgery, stimano un numero di interventi effettuati in Italia nel 2011 pari a 820.000, più di 13 ogni mille persone.

Prima in classifica è la Corea del Sud (16 interventi per mille abitanti) e a sorpresa la Grecia (14 interventi), ma il dato sorprendente è che l’Italia supera nazioni ben più popolose come Stati Uniti (leader per numero di interventi – oltre 3,3 milioni – ma con una più bassa percentuale di incidenza sulla popolazione totale), Giappone 12 per mille, Brasile 11 per mille. Seguono Francia e Canada con 8 interventi, Germania 6 e Russia 2 per mille.

Numeri, questi, che confermano l’andamento emerso dai dati raccolti in seguito a un’indagine condotta da Duepuntozero Research e DoxaPharma per l’Osservatorio Nazionale sulla Chirurgia Estetica in Italia, che parla di una significativa crescita (+11%) nella percezione positiva che gli italiani hanno della chirurgia estetica.

La mastoplastica additiva, resta uno degli interventi di maggior interesse per gli Italiani. E’ da sottolineare come la definitiva consacrazione del seno rifatto venga direttamente dagli uomini italiani. Il 65% dei rappresentanti del sesso forte, infatti, si è dichiarato favorevole a un intervento ben fatto, confessando addirittura che in molti casi è impossibile riconoscere la mano del chirurgo.

Sì al ritocco, quindi, ma a patto che l’operazione non sia troppo invasiva e che i suoi effetti non si rivelino eccessivi: nonostante alcuni “irriducibili” del decolleté prosperoso, infatti, ben l’80% del campione preso in esame da Doxa afferma con decisione che la figura ideale deve essere soprattutto ben proporzionata e con le curve al posto giusto, mentre il 73% dichiara di preferire la forma al volume e l’oltre 60%, tra uomini e donne, è concorde nel giudicare la terza la taglia più adeguata.

Si tratta di numeri, dunque, che sottolineano un graduale ma sostanziale cambiamento nell’immaginario comune italiano dei canoni di bellezza femminili che, sempre più lontani dalle generose sinuosità matronali dello stereotipo maggiorata”, si orientano piuttosto alla proporzione, alla grazia e all’armonia di greca memoria, simbolo di elegante e delicata femminilità, ma anche di benessere fisico, in linea con le tendenze wellness.

Una tendenza ulteriormente confermata dal numero di “pentite” che, dopo aver preteso seni extra- large, scelgono di tornare sui propri passi e rivedere le proprie misure, sottoponendosi a un nuovo intervento che corregga gli eccessi provocati dal primo. A questo proposito, la stragrande maggioranza degli intervistati (ben l’86%) afferma che nella chirurgia estetica c’è troppa disinformazione e leggerezza, e considera il chirurgo o lo specialista la sola figura attendibile a cui affidarsi, con una percentuale del 77% di molto superiore alle riviste specialistiche (39%), al passaparola di amici e parenti (28%) e alle notizie lette su Internet (27%).

 

fonte: donnamoderna.com

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Chirurgia plastica: stop agli interventi per le under 18

Il Governo ha vietato gli interventi al seno a fini estetici sulle minorenni.

Le minorenni non potranno più ricorrere al ritocchi di chirurgia estetica, a meno che non sia necessario per “gravi malformazioni congenite”. Il Parlamento pone un freno agli interventi di mastoplastica additiva a ragazze con età inferiore ai 18 anni. Il provvedimento entrato in vigore stabilisce il pagamento di una multa, per i chirurghi che non rispetteranno il divieto, fino a 20mila Euro.

Questa decisione è arrivata dopo anni di discussioni sull’argomento ed ha l’obiettivo di ostacolare il diffuso e superficiale approccio alla chirurgia estetica del seno da parte di giovani donne.

Non era infrequente la richiesta di aumento del seno da parte di  minorenni: secondo il dott. Gibelli, specialista in chirurgia plastica ricostruttiva ed estetica e chirurgia maxillo facciale, è necessario tener conto della maturità psicologica di una ragazza, che non sempre viene raggiunta al compimento della maggiore età.

Sono tantissimi i modelli proposti dai media: la mancanza di maturità psicologica può comportare il rischio di emulazione, per cui le giovani generazioni di donne si potrebbero sottoporre alla chirurgia plastica cercando di assomigliare alla celebrità di turno, non per un personale desiderio, ma per cercare di avvicinarsi alla figura ritenuta “socialmente” desiderabile.

Il chirurgo estetico in quanto medico deve sapere cos’è meglio per il paziente e quindi deve valutare non solo la fattibilità tecnica dell’intervento, ma anche l’opportunità e la ragionevolezza della scelta.

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