Ricostruzione orecchio

Le malformazioni del padiglione auricolare che portano a richiedere la ricostruzione dell'orecchio sono molto numerose (ne sono state descritte 63) e con una grande varietà di quadri clinici.
Esse possono essere parziali e interessare solo alcune parti o interessare in toto il padiglione auricolare. La malformazione classica è la microtia ossia il mancato sviluppo del padiglione del quale rimangono solo alcuni abbozzi cartilaginei e frequentemente, anche se malposizionato, il lobo auricolare .
Essa può essere una malformazione isolata nel contesto di un volto normale, ma spesso si associa ad altre malformazioni delle strutture che derivano dal I° e II° arco branchiale. Si vengono così a configurare delle sindromi che presentano diverse anomalie facciali compresa la malformazione del padiglione auricolare. La più frequente tra queste è la disostosi otomandibolare che presenta malformazioni a carico dell'orecchio, della mandibola e di altre strutture di comune origine embriologica.
La Sindrome di Franceschetti (o S. di Treacher Collins) è una malformazione congenita ereditaria, trasmessa da un gene dominante a diversa espressività. In tale sindrome la microtia presente delle peculiari caratteristiche: è bilaterale, sono coinvolti frequentemente l'orecchio medio e interno, i residui auricolari così come l'attaccatura dei capelli sono in una posizione più bassa.
La ricostruzione totale dell'orecchio è indicata in casi anomalia congenita (microtia) o dopo amputazione traumatica. In entrambe i casi i principi seguiti sono gli stessi: ricreare i complessi contorni di un orecchio utilizzando uno scheletro ricoperto da cute.
Sebbene i quadri clinici differiscano molto, il risultato di una riscostruzione dell'orecchio dipende da due fattori principali:
* La quantità e la qualità della cute disponibile
* La forma dello scheletro usato per ricreare le forme del padiglione auricolare
Sono stati utilizzati molti tipi di innesti così come materiali sintetici (silicone, tantalio, dacron) ma il materiale migliore è la cartilagine costale autologa (cioè prelevata dalla stessa persona). Questo innesto viene prelevato durante il primo tempo chirurgico e viene modellato nella stessa fase.
Le tecniche ricostruttive sono migliorate nel corso degli anni grazie soprattutto a due chirurghi, uno americano B.Brent e uno giapponese S.Nagata. Grazie a loro i risultati della ricostruzione dell'orecchio sono di gran lunga superiori rispetto ad alcuni anni fa, anche se tale intervento richiede una grande esperienza e rimane un intervento di alta specializzazione.

La tecnica di ricostruzione dell'orecchio di Brent

Prevede 4 tempi chirurgici:
* prelievo e modellamento della cartilagine costale e suo posizionamento in una tasca sottocutanea in regione auricolare;
* trasposizione del lobo;
* ricostruzione del trago;
* creazione del solco retroauricolare
Il I° e il IV° vengono eseguiti in anestesia generale, il II° e il III° solitamente in anestesia locale. In caso di insufficienza cutanea locale o di presenza di cicatrici si utilizza un lembo di fascia temporoparietale per coprire lo scheletro cartilagineo a sua volta coperto da un innesto di cute a ¾ di spessore.

La tecnica di ricostruzione dell'orecchio di Nagata

Prevede invece 2 tempi chirurgici:
* prelievo, modellamento e inserimento dello scheletro cartilagineo associato alla trasposizione del lobo e alla costruzione del trago;
* costruzione del solco retroauricolare. Esso differisce per vari aspetti dalla tecnica di ricostruzione dell'orecchio precedente per quanto riguarda: le incisioni cutanee, la costruzione dello scheletro, la sede di prelievo della cartilagine (omolaterale) e la quantità di cartilagine prelevata, la ricostruzione del solco retroauricolare (utilizzando un cuneo di cartilagine, un lembo di fascia temporoparietale e un innesto cutaneo).
Questa tecnica di ricostruzione dell'orecchio, che ha il grande vantaggio di ridurre i tempi chirurgici, richiede una grande abilità ed esperienza nello scolpire la cartilagine e nei disegni dei lembi cutanei iniziali.

Complicanze

Le complicanze principali sono l'infezione e la necrosi cutanea con conseguente esposizione cartilaginea.
Ogni complicanza anche se correttamente trattata comporta una alterazione del risultato.